Il problema della mobilità urbana rientra tra i principali ambiti di lavoro di Istituzioni e di aziende pubbliche e private. In relazione agli accordi stipulati nel Protocollo di Kyoto, l'Unione Europea si è impegnata a ridurre dell'8% le emissioni di gas serra entro l'anno 2010.
Gli spostamenti urbani rappresentano la maggior parte dei viaggi realizzati dai cittadini ed il traffico veicolare è ampiamente riconosciuto come la causa principale dei fenomeni di inquinamento urbano e come il settore al quale attribuire l'aliquota più elevata dei consumi energetici complessivi.
Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, i problemi risiedono:
nella carenza di infrastrutture o di servizi ossia nella qualità delle reti di trasporto che non hanno saputo adattarsi alle crescenti esigenze dei cittadini;
in un atteggiamento diffuso della cosiddetta "cultura del benessere", legato alla disponibilità di mezzi privati, che fa preferire al cittadino sempre in misura maggiore l'utilizzo dell'automobile privata rispetto ad ogni altra modalità di trasporto, permettendogli la soddisfazione individuale del proprio bisogno.
Nei 35 anni intercorrenti tra il 1960 ed il 1995, l'indice di motorizzazione privata in Italia è passato da 4,8 auto/100 abitanti fino ad oltre 50 auto/100 abitanti.
Inoltre, la domanda di mobilità, soddisfatta dai mezzi pubblici, è andata diminuendo negli ultimi anni in maniera costante, sia in termini assoluti, sia in termini relativi (è diminuita cioè la distanza coperta da uno spostamento con il mezzo pubblico).
Nel solo decennio 1985-1995, secondo l'ENEA, il traffico urbano ha registrato un incremento di oltre il 60% delle percorrenze complessive (i passeggeri/chilometro sono cioè cresciuti di quasi 100.000 milioni) e la domanda soddisfatta dal trasporto pubblico è passata dal 12,85 al 6,4%, mentre l'automobile ha visto aumentare la propria percentuale di ripartizione modale di quasi l'8%.
I dati di un'indagine condotta sui 29 paesi dell'OCSE nel 1998 collocavano l'Italia al primo posto per quanto riguarda l'uso del veicolo privato e seconda solo al Lussemburgo per possesso di autoveicoli (oltre 55 ogni 100 abitanti).
Ultime analisi statistiche hanno decretato che su 100 auto in città, 80 non vengono utilizzate per più di un'ora al giorno, trasportando in media 1,2 persone. Per migliorare questa situazione occorre intervenire su tutti i fronti, dalle infrastrutture al trasporto pubblico, alla razionalizzazione della mobilità individuale.
Per una politica sostenibile dei trasporti occorre intervenire, da una parte, sulle infrastrutture delle città, ma ciò richiede tempi lunghi e grandi investimenti, dall'altra, sulla domanda di mobilità, il che necessita risorse inferiori e presenta un positivo rapporto costi/benefici.
A livello nazionale le prime iniziative concrete sono già state implementate e, dopo una lunga fase di elaborazione, il 27 marzo 1998 è stato emesso il Decreto sulla mobilità urbana. Promotore dell'iniziativa è il Ministero dell'Ambiente, con il coinvolgimento dei Ministeri dei Trasporti, della Sanità e dei Lavori Pubblici.
Il Decreto coinvolge una molteplicità di soggetti:
le Regioni, le quali devono dotarsi di un piano per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria;
le Amministrazioni Pubbliche, che devono prevedere quote di veicoli elettrici o non inquinanti all'interno del loro parco veicoli (fino al 50% nel 2003);
le aziende con più di 300 dipendenti (o complessivamente 800 distribuiti in più sedi) devono nominare un responsabile della mobilità aziendale (Mobility Manager aziendale);
i Comuni devono istituire una struttura di supporto e coordinamento dei responsabili della mobilità aziendale presso l'Ufficio tecnico del Comune (Mobility Manager di Area).
I Comuni, inoltre, devono incentivare servizi di Car Pooling/Taxi collettivo (uso collettivo di autovetture) e di Car Sharing (forma di utilizzo in multiproprietà di un parco di autovetture destinate ad essere utilizzate da più persone, dietro pagamento di una quota proporzionale al tempo ed ai chilometri percorsi).
Laddove infatti migliorare la qualità e l'efficienza del servizio di trasporto pubblico non sia sufficiente a garantire un livello di mobilità adeguato, occorre far ricorso a mezzi di trasporto alternativi che costituiscano una sorta di soluzione intermedia, in termini di costi e flessibilità, tra l'uso del trasporto pubblico e quello dell'auto privata, ossia modalità più elastiche e competitive del mezzo pubblico e meno costose del mezzo privato, prime fra tutte il Car Sharing ed il Car Pooling.
Rientrano infine fra gli interventi sulla mobilità urbana e le modalità di trasporto alternative: il Road Pricing, il Bus a chiamata ed il Ticket Trasporto.
Il Ministero dell'Ambiente, oltre ad introdurre nuove iniziative in Italia, per finanziare l'avviamento dei progetti pilota, ha erogato dei fondi, così suddivisi:
3,7 milioni di Euro, per le strutture di supporto alle reti cittadine dei Mobility Manager;
4,4 milioni di Euro, per il Car Sharing ed il Car Pooling;
4,6 milioni di Euro, per incentivare l'acquisto di veicoli elettrici a due ruote;
2,6 milioni di Euro, per la diffusione di servizi di taxi collettivo;
2,6 milioni di Euro, per la copertura dell'extra costo dei veicoli elettrici, ibridi, a gas, ecc. in sostituzione della flotta di veicoli aziendali e della Pubblica Amministrazione.
MOBILITA' MERCE:
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